PLASTIC TREATY: UNO SPIRAGLIO ALL’ORIZZONTE

Dopo molto parlare pare si stia arrivando a dei fatti concreti. Anzi, a dei proponimenti che trovano pochi eguali.

Il 2 di Marzo viene firmato l’agreement che impegna quasi 200 stati ad adottare un documento legalmente vincolante per far fronte all’emergenza dei rifiuti plastici. Entro il 2024 questi stati si impegnano a  redigere -(tramite l’ONU)- e firmare un trattato a cui è stato dato il nome di “Plastic Treaty”.

Perchè è rilevante? Si tratta del primo documento con valore legale e multilaterale che impegna gli stati ad un’azione comune e coordinata per combattere la piaga dei rifiuti plastici. Infatti, si concretizza l’individuazione di tale fenomeno come rischio sistemico in grado di minacciare la salute e l’ecosistema globale. E’ di pochi giorni fa la notizia di uno studio che conferma la presenza di microplastiche nel sangue umano. Fatto che si aggiunge agli innumerevoli danni che la dispersione della plastica nell’ambiente provoca.

 

L’obiettivo generale che si propone il trattato è quello di arrivare a gestire “l’intero ciclo di vita della plastica”. Questo significa che ci si impegna a livello internazionale ad implementare un sistema di economia circolare nell’industria e nel consumo della plastica. L’obiettivo massimo di un tale accordo -ed in generale di un tale proponimento- è quello di minimizzare la dispersione dei rifiuti plastici nell’ambiente. Oltre la positiva ambizione di raggiungere un tale risultato, esiste anche un fattore di metodo per il quale l’economia circolare può essere l’unico modo per far cessare la dispersione ambientale della plastica senza dover cancellare completamente un materiale tanto utilizzato ed un settore economico tanto imponente.

 

Rimane tuttavia un problema. Ovvero, dalla ratifica del trattato in seno all’ONU e la  sua ratifica da parte degli stati, passando per lo studio e l’implementazione di un tale piano, si prospettano almeno 2 decenni di lavori. Un lasso di tempo troppo lungo. Infatti gli sversamenti negli oceani continuano ad aumentare, come la produzione della plastica stessa.

 

Perciò River Cleaning si mostra anche in questo caso la soluzione tecnologica più rilevante. Poter essere in grado di fermare il flusso di rifiuti plastici presenti nei fiumi può rappresentare il fattore in grado di rendere li “Plastic Treaty” la struttura giuridica per la soluzione all’inquinamento plastico senza che il tempo necessario alla sua implementazione rappresenti un ostacolo. Infatti, il successo di questo trattato si può poggiare anche sul fatto che il lasso temporale necessario possa essere mitigato dalla presenza di soluzioni tecnologiche.

River Cleaning è esattamente questo e da questa considerazione scaturisce il modello di sviluppo che perseguiamo: non la soluzione della gestione del ciclo di vita della plastica, ma impedire il più possibile che raggiunga gli oceani distruggendo gli ecosistemi su cui il benessere umano dipende.

Il problema dei rifiuti plastici ha due caratteristiche fondamentali: il carattere sistemico da un lato e quello emergenziale dall’altro. E’ quindi chiaro che il carattere sistemico sia un aspetto che riguarda propriamente la sfera legislativa e della cooperazione internazionale, mentre la emergenzialità prodotta da questo fenomeno richiede soluzioni tecnologiche ed operazioni sul campo.

 

River Cleaning si pone al crocevia di queste due istanze, la sua scalabilità la rende una tecnologia sistematizzabile e l’intrinseca semplicità della sua tecnologia -boe galleggianti la cui rotazione è azionata dalla corrente stessa- la rende implementabile in poco tempo.

 

 

Fonti:

        https://www.nbcnews.com/mach/science/fight-against-plastic-pollution-targets-hidden-source-our-clothes-ncna1000961

 

        https://globaltreatydialogues.org/

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