UN OCEANO DI INFORMAZIONI

Esiste una grande differenza tra la comunicazione mainstream e ciò che la ricerca scientifica afferma. Notoriamente il passaggio da un contesto tecnico-specialistico ad uno divulgativo-generalista incide sulla precisione delle informazioni e sulla visione generale del fenomeno da cui esse vengono estrapolate. Questo ha effetti notevoli anche sulla natura e il funzionamento di quello che viene chiamato “ecosistema”.

Con ‘ecosistema’ si intende un sistema le cui componenti economiche, sociali ed ambientali operano sinergicamente verso un equilibrio od uno stato ottimale. Quindi è anche implicita la presenza del concetto di ‘evoluzione’ legato ad un ecosistema.

Tralasciando gli aspetti più astratti, uno dei principi è quello per il quale un ecosistema è essenzialmente composto da informazioni. Queste sono considerabili come la struttura su cui l’ecosistema poggia: l’unico modo per interconnettere aspetti diversi è creare un insieme di informazioni, una sorta di ‘linfa’. Ne consegue logicamente che, quindi, un ecosistema migliora con il migliorare delle informazioni che ne connettono le parti.

E’ qua che sorgono dunque i problemi. Quali sono le informazioni con le quali l’ecosistema opera? Quali sono le presupposizioni su cui si basano le attività nel contesto dei rifiuti plastici? Sappiamo che molto spesso l’operare di un settore si basa su informazioni considerate vere nella misura in cui sono condivise dal maggior numero di attori possibili. Come nel caso dei mercati finanziari: l’aspettativa del calo di un titolo ne diviene la causa. Ora, l’economia reale non ha la stessa volatilità dei mercati, anche se nel quadro degli investimenti giocano il loro ruolo fondamentale. Questo può sembrare un vantaggio, ma solo fino a quando non diviene incapacità di aggiustare i propri objectives in maniera rapida. Quindi è chiaro che se si vuole operare con il concetto di ecosistema ed evoluzione, è fondamentale che le informazioni codifichino verso un obiettivo ottimale.

 

Dunque, se vogliamo rispondere alla domanda circa le informazioni che governano la gestione del fenomeno della dispersione dei rifiuti, possiamo dire che al momento non esiste un insieme di presupposti in grado di far operare un ecosistema in modo che si incrementi al punto da raggiungere uno stato ottimale. Nella Game Theory standard, uno dei modi per organizzare le proprie azioni per raggiungere un risultato è quello di fissare l’obiettivo finale e da la determinare a ritroso le azioni più logiche da intraprendere.

Quale sarebbe l’obiettivo finale nel nostro caso? La riduzione dei rifiuti? Evitare che si disperdano? Eliminare i presupposti perché un materiale si trasformi in rifiuto? La risposta più immediata è solo una: tutti si pongono come obiettivi finali. E ognuno di questi richiede l’implementazione di azioni differenti. L’effetto di una tale situazione è l’impossibilità di agire in maniera sostanziale sul fenomeno reale ed inoltre una sua visione costantemente distorta e parziale. In particolare l’azione -piuttosto inedita- congiunta di soluzioni di mercato ed una sorta di ‘attivismo’ pone il fenomeno alla mercé di un continuo marketing, quindi alla continua modulazione di una immagine. Di per sé non rappresenta un male, tuttavia le istanze del ‘business’, quindi della creazione di un mercato, possono inavvertitamente creare un’immagine la quale risponde più alle istanze proiettate dal sistema economico/sociale che a una sinergia con l’ambiente. In generale, la mancanza di contatto con la realtà del fenomeno crea una sorta di ‘bolla di ridondanza’(echo chamber), in cui si hanno solo feedback di ordine sociale ed economico, senza alcuna sostanziale capacità di incidere positivamente sul fenomeno ambientale.

 

 

source: Lustick, I. (2011) ‘Institutional Rigidity and Evolutionary Theory: Trapped on a Local Maximum’             

 

In conclusione, la modellazione di un sistema sinergico non può operare con la composizione di interessi diversi, come indica un modello più classico. E’ invece necessaria la composizione di un sistema in grado di far circolare le informazioni attraverso tutti i suoi comparti. Ciò appiana quella che viene chiamata “asimmetria informativa”, ovvero l’ostacolo alla cooperazione sinergica posto da una carenza -o appunto asimmetria- riguardo le informazioni a disposizione ed acquisite dalle parti.

Il trade-off tra interessi ed informazioni è rappresentato dalla possibilità di annullare le rigidità che non permettono al sistema di evolversi. L’inerzia fornita da comportamenti funzionali nel passato e il fatto che questi tendono a conservarsi e replicarsi è il singolo fattore più incisivo in un’analisi multivariata sulla farraginosità di un processo di sviluppo.

 

 

Bibliografia:

Lustick, I. S. (2011) ‘Institutional Rigidity and Evolutionary Theory: Trapped on a Local Maximum’, Cliodynamics: the Journal of Theoretical and Mathematical History, vol.2, no. 2, pp 3-20

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *