Incidenti e versamenti nei fiumi dell’America e dell’Africa, l’entità dei danni

Sono molti gli inquinanti che stanno avvelenando i nostri fiumi. Accade spesso che petrolio greggio, benzina, diesel, olio vegetale (e molte altre sostanze), raggiungano i nostri corsi d’acqua e provochino ingenti danni ambientali.

Svariati gli avvenimenti che sono poi causa dei disastri: incidenti nelle piattaforme di estrazione petrolifera, scontri tra imbarcazioni che trasportano carburanti, fuoriuscite da industrie collocate nei pressi dei fiumi, disastri naturali che provocano danni alle strutture degli impianti (ad esempio inondazioni, tempeste, uragani).

  • Africa

Nel primo caso, quello in cui si parla di incidenti che coinvolgono le piattaforme petrolifere, non possiamo non pensare al delta del fiume Niger. È li infatti che si registrano i dati più allarmanti: in questa area sono stati segnalati oltre 10.000 episodi di esplosioni di gasdotti e fuoriuscite di petrolio con oltre 350 miliardi di metri cubi di gas bruciati negli ultimi 14 anni (Anejionu et al., 2015). Se invece allarghiamo la finestra temporale, si stima che circa 9 milioni – 13 milioni di barili (1,5 milioni di tonnellate) di petrolio siano stati versati nell’ecosistema del delta del Niger negli ultimi 50 anni, rappresentando circa 50 volte il volume stimato versato nella fuoriuscita di petrolio Exxon Valdez in Alaska nel 1989. Sfortunatamente, più del 70% non è stato recuperato, il 69% di questi sversamenti è avvenuto in mare aperto, un quarto era in paludi e il 6% è stato sversato a terra (IUCN, 2006).

  • America

Se ci spostiamo nel continente americano la situazione non risulta essere molto più florida, dal Canada alla Colombia sono infatti considerevoli i danni causati dall’inquinamento da oli.
Uno tra i fiumi più famosi del mondo, il Mississippi (fiume che attraversa ben dieci stati USA: Minnesota, Wisconsin, Iowa, Illinois, Missouri, Kentucky, Arkansas, Tennessee, Mississippi e Louisiana – prima di sfociare nel Golfo del Messico, a 160 km da New Orleans) è diverse volte protagonista di eventi di questo tipo. Nel 2008 ad esempio sono più di 400.000 i galloni di olio combustibile versati nel fiume quando una chiatta si è scontrata con una nave cisterna vicino a Gretna, Louisiana (vicino al centro di New Orleans). La marea nera ha raggiunto la maggior parte del percorso verso il Golfo del Messico, ponendo una seria minaccia per il fragile ecosistema del delta. A seguito della collisione circa 100 miglia del fiume Mississippi furono chiuse al traffico marittimo. Questa è stata la più grande fuoriuscita di petrolio sul Mississippi dal 2000, anche se gli incidenti in tempi più recenti non sono mancati (tre solo nel 2020: il 26 gennaio, due rimorchiatori si sarebbero scontrati al miglio 123 vicino a Luling, in Louisiana, provocando uno scarico sia di acido solforico che di gasolio, il 29 aprile circa 264 galloni di carburante sono stati scaricati dal serbatoio nel fiume Mississippi. Il 20 giugno 2020 è stato registrato uno scarico di una quantità sconosciuta di olio vegetale (olio di palma e olio di cocco).

Sempre negli Stati Uniti, il 26 luglio 2010, un oleodotto che trasportava bitume diluito, noto anche come olio di sabbie bituminose, dall’Ontario, in Canada, all’Indiana, si è frantumato nel Talmadge Creek, un affluente del fiume Kalamazoo. La dimensione della fuoriuscita era inizialmente di 877.000 galloni. Ma nel 2012, l’EPA ha affermato che le squadre di pulizia hanno recuperato 1,1 milioni di galloni di petrolio e 200.000 iarde cubiche di sedimenti e detriti contaminati dal petrolio.

Anche nel Sud America si sono verificati diversi episodi preoccupanti:

In Perù, tra gennaio e  febbraio del  2016, una perdita dall’oleodotto North Peruvian Pipeline ha causato il versamento di più di 3 mila barili di petrolio, circa cinquecento mila litri, nei fiumi Inayo, Chiriaco e Marañon. La causa? una scarsa manutenzione e un impianto scadente.

In Colombia, nella provincia di Santander, a partire da marzo 2018, si è verificata una fuoriuscita di petrolio da una zona controllata dalla Ecopetrol. Il versamento ha interessato principalmente gli ecosistemi fluviali La Lizama e Sogamoso. Il fiume Sogamoso è un affluente del fiume Magdalena, la più grande fonte d’acqua della Colombia. Secondo stime preliminari dell’Autorità nazionale per le licenze ambientali (ANLA), 2400 animali sono morti, 1800 alberi sono stati colpiti e un numero crescente di persone ha dovuto trasferirsi dall’area e ricevere cure mediche.

In Ecuador, il 7 aprile 2020, una frana ha investito tre oleodotti lungo il fiume Coca, danneggiandone gli impianti e rovesciando almeno 15.800 barili di petrolio greggio in una regione a lungo colpita da una storia di dumping tossico da parte della Chevron-Texaco Oil Company. Il petrolio si è diffuso a valle, prima lungo il fiume Coca, poi lungo il Napo, un affluente del fiume Amazzonia, raggiungendo infine anche il Perù, contaminando acqua, suolo, piante e fauna selvatica lungo il percorso.

 

Questi sono solo alcuni degli incidenti avvenuti nel corso degli ultimi decenni, diversi studiosi sottolineano infatti che molti degli episodi non vengono nemmeno riportati, se non a livello strettamente locale. Per le realtà che si occupano di salvaguardia dell’ambiente è difficile, in questo senso, riuscire ad avere una visione completa ed esauriente delle stime e dei dati che raccontano gli incidenti a livello fluviale.

 

Cosa propone River Cleaning per salvaguardare i fiumi dall’inquinamento da oli?

River Cleaning ha sviluppato un progetto che vuole, non solo intercettare i rifiuti di plastica ma anche assorbire le sostanze oleose che inquinano i fiumi di tutto il mondo. Lo fa proponendo un sistema nuovo e innovativo che permette di fermare questo tipo di inquinamento: il dispositivo tradizionale è stato infatti implementato con un Plug-in parallelo e integrato al sistema di recupero della plastica.

Concretamente la versione più semplice del sistema è costituita dai moduli River equipaggiati con delle panne assorbenti, mentre la più sofisticata consiste in un sistema centralizzato di aspirazione e filtraggio che permette a grandi volumi di acqua di essere rigenerati, riducendo radicalmente l’inquinamento. Entrambe le tecnologie permettono la navigabilità di imbarcazioni di ogni tipo, inoltre gli impianti sono scalabili ed adattabili ad ogni contesto fluviale, dal più piccolo al più ampio. In aggiunta, anche se in funzione 24h/24h tutto il sistema è eco-friendly e non ha impatti negativi sulla flora e fauna acquatica.

 

Scopri di più sul progetto River Cleaning Oil

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Fonti:

 

 

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