Il veleno dei mari: cosa sappiamo della contaminazione da olio?

L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare.

Ed è questo il viaggio compiuto dalle sostanze oleose quando vengono riversate in acqua, materiali che non solo inquinano i nostri fiumi ma che vogliono raggiungere, senza intenzione di fermarsi, anche il mare.

Non consideriamo però solo i grandi disastri ambientali, quelli dove il petrolio fa diventare nero l’oceano (l’ultimo alle Mauritius – Why the Mauritius oil spill is so serious) ma anche la fuoriuscita di olio e di carburanti nei nostri territori e nei nostri corsi d’acqua. Secondo i dati dell’International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF, 2019) sono infatti mille le tonnellate di olio che ogni anno finiscono nel mare, e anche se il numero è in costante diminuzione rispetto al decennio precedente, la cifra è comunque allarmante.

Cosa sappiamo della contaminazione da olio?

Sicuramente lo sviluppo umano, urbano, industriale e produttivo è la principale causa di aumento di sostanze che arrivano ai nostri torrenti. Una fuoriuscita di materiali di questo tipo può scatenare una serie di scenari diversi ma pericolosi alla stessa maniera. Conseguenze ambientali, ecologiche ma anche economiche e sociali possono avere un impatto pericoloso sull’ecosistema andando ad intaccare l’equilibrio di flora e fauna ma anche minacciare la salute dei cittadini.

Tutti gli inquinanti, che entrano nel corpo idrico attraverso canali di origine prevalentemente antropica, sono diventati una grande preoccupazione proprio a causa dei vari pericoli che rappresentano per l’ambiente. Non tutti i tipi di olio però si equivalgono e bisogna distinguerli valutando la diversa viscosità, volatilità e tossicità.
Queste sono le classificazioni generalmente riconosciute a livello internazionale:

  1. oli leggeri non persistenti (come la benzina): sono oli altamente volatili (evaporazione entro 1-2 giorni senza lasciare residui). Altamente infiammabili e tossici (pericolosità alta durante le operazioni di pulizia).
  2. oli leggeri persistenti (come il diesel o i greggi leggeri): oli moderatamente volatili (lasciano residui fino a un terzo della quantità di fuoriuscita, evaporazione dopo alcuni giorni). Infiammabilità e tossicità moderate.
  3. oli medi (come il petrolio, IFO 180): olii abbastanza volatili (evaporazione di almeno un terzo entro 24 ore). Impatto grave su uccelli acquatici e mammiferi.
  4. Oli pesanti (oli grezzi pesanti, oli combustibili): poca o nessuna evaporazione o dissoluzione, forte contaminazione delle aree intercotidali e grave impatto uccelli acquatici e mammiferi da pelliccia (rivestimento e ingestione). Possibile contaminazione a lungo termine dei sedimenti.
  5. Sinking Oils: sono oli che affondano nell’acqua ma che al contatto con la costa avranno un comportamento simile alle sostanze del gruppo precedente. Gravi impatti sugli animali che vivono nei sedimenti del fondo, come molte specie di molluschi. Possibile contaminazione a lungo termine dei sedimenti.

Perché una fuoriuscita di olio è pericolosa per l’ambiente?


Le condizioni in cui si verifica l’episodio di contaminazione sono sicuramente da tenere in considerazione. La natura dell’olio, le quantità riversate e l’impatto sull’ecosistema, sulla flora e sulla fauna locale fanno si che ogni incidente sia valutato singolarmente, anche per mettere in atto una strategia di recupero mirata ed efficace.

In ogni caso le conseguenze sul territorio sono diverse e possiamo sintetizzarle citando quelle principali: contaminazione dei sedimenti, avvelenamento di specie sia vegetali che animali, diminuzione della mobilità della fauna e cambiamenti evidenti agli equilibri ecologici (come la perdita di specie che si sono rivelate più vulnerabili).
Anche le misure di recupero però possono avere delle conseguenze che possiamo definire indirette: per ristabilire l’ambiente possono essere portate avanti delle azioni che possono intaccare l’habitat (pulizia, presenza umana, presenza di mezzi) .

Una soluzione?

Sicuramente le più moderne iniziative possono offrire una risposta concreta: River Cleaning Oil, il nuovo plug-in di River Cleaning cerca proprio di contrastare l’inquinamento da oli grazie ad un sistema di assorbimento che permette il recupero delle sostanze che fluttuano in superficie. Questa tecnologia,  che in questo articolo descriviamo solo nella sua forma più semplice (ci sono infatti delle versioni più sofisticate, che vi racconteremo nelle prossime settimane), permette quindi di “ripulire” la superficie dei fiumi da tutti gli inquinanti in forma liquida, oltre che recuperare la plastica galleggiante, e lo fa senza intaccare la navigabilità delle imbarcazioni, qualsiasi sia la loro misura.

Per conoscere tutte le funzionalità visita la pagina dedicata a River Cleaning Oil.

 

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  1. (2017) Shahryar J., Petroleum Waste Treatment and Pollution Control, Butterworth-Heinemann, pp. 117-148, ISBN 9780128092439, https://doi.org/10.1016/B978-0-12-809243-9.00004-3.
  2. (2018) Invinbor Adejumoke, A. et al., Water Pollution: Effects, Prevention and Climate Impact,  Intechopen
  3. US Government Office of Response and Restoration | National Oceanic and Atmospheric Administration
  4.  (2019) Environmental Effects of Oil Spills, visitabile all’indirizzo: https://www.itopf.org/knowledge-resources/documents-guides/environmental-effects/

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