La plastica inquina, sia in fase di produzione che come rifiuto

La produzione della plastica, e la sua dispersione nell’ambiente come rifiuto, è problema reale a causa della sua persistenza e dei potenziali impatti negativi sugli ecosistemi e sugli organismi stessi.

Produzione e implicazioni ambientali

La maggior parte delle materie plastiche, utilizzate comunemente, non si biodegradano (leggi qui) e il loro accumulo in ambienti naturali riscuote sempre più preoccupazione. Una ricerca stima che il 2% delle materie plastiche nordamericane a fine vita sia finito nell’ambiente naturale nel 2017. [1]

Inoltre, la grande maggioranza delle materie plastiche deriva da combustibili fossili: la produzione globale di materie plastiche rappresenta attualmente circa l’8% del consumo annuo globale di petrolio e gas.

Plastica nell’ambiente

La produzione massiva di prodotti in plastica ha portato ad un accumulo di detriti nelle discariche e negli ambienti naturali (leggi qui). Questo spreco di risorse porta perturbazioni della fauna selvatica e delle funzioni dell’ecosistema, con ripercussioni sulle persone (leggi qui).

Plastica nei tessuti umani

Una recente ricerca[2], presentata al meeting of the American Chemical Society, ha rilevato contaminazione da plastica su 47 campioni di tessuti umani. I campioni sono stati prelevati da polmoni, fegato, milza e reni (quattro organi che possono essere esposti, filtrare o accumulare microplastiche).

Il team di ricerca, tramite un metodo a spettrometria, è riuscito a rilevare decine di tipi di componenti plastici all’interno dei tessuti umani, tra cui il policarbonato (PC), il polietilene tereftalato (PET) e il polietilene (PE).

Lo studio ha inoltre rilevato, in tutti i 47 campioni umani, il bisfenolo A (BPA), materia plastica utilizzata in molti contenitori per alimenti nonostante le preoccupazioni per la salute.

Ripercussioni sulla salute?

Purtroppo ancora non si sa che implicazioni sulla salute queste plastiche comportino, tuttavia è sicuramente un segnale importante, e da tenere monitorato, che questi materiali non biodegradabili onnipresenti, possano entrare e accumularsi nei tessuti umani.

 

Servono sicuramente maggiori studi a riguardo, ma nel frattempo, è dovere di tutti noi ridurre la produzione delle plastiche convenzionali a favore di polimeri biodegradabili. Inoltre è necessario un miglioramento nel riutilizzo e nello smaltimento di questo prezioso materiale, per non aggravare la situazione già precaria degli ecosistemi.

[1] Martin C Heller, Michael H Mazor, Gregory A Keoleian. Plastics in the US: toward a material flow characterization of production, markets and end of life. Environmental Research Letters, 2020; 15 (9): 094034 DOI: 10.1088/1748-9326/ab9e1e

[2] American Chemical Society: Methods for microplastics, nanoplastics and plastic monomer detection and reporting in human tissues

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