Gestione della plastica e futuri scenari

La continua ricerca e politiche condivise tra gli Stati, sono l’unica soluzione per risolvere il problema della plastica a livello globale. Il rischio è che nel giro di vent’anni arriveremo ad avere mari ricoperti di plastica.

Un futuro di plastica

Secondo un recente studio, con gli attuali ritmi di produzione e smaltimento, senza un’azione immediata e sostenuta da parte dei governi, il flusso annuale di plastica negli oceani triplicherà entro il 2040.[1]

Per ridurre il volume di oltre l’80% utilizzando tecnologie oggi già disponibili, i principali responsabili delle decisioni devono essere disposti ad apportare modifiche a livello di sistema.

Economia circolare su scala globale

Purtroppo, molto spesso, gli interessi privati prevalgono sul benessere comune. Come troppe volte accade, Paesi benestanti smaltiscono i loro rifiuti in Paesi meno avanzati dal punto di vista tecnologico.

Una recente ricerca ha verificato, una volta ancora, questo desolante processo.[2]

Questo nuovo studio stima che tra l’1 e il 7% (32.000 – 180.000 tonnellate) di tutto il polietilene europeo esportato in Asia finisce nell’oceano.

Il polietilene è uno dei tipi di plastica più comuni in Europa, e i risultati hanno mostrato che paesi come il Belgio, il Regno Unito e la Slovenia stanno esportando una quota maggiore di plastica al di fuori dell’Europa e vedono una quota maggiore dei loro rifiuti di plastica riciclabile finire come detriti oceanici.

Loss of polyethylene into ocean

 

Ridurre le possibilità di spreco

I materiali termoindurenti, come le plastiche epossidiche, i poliuretani e la gomma utilizzati per i pneumatici, sono utilizzati in prodotti che devono essere durevoli e resistenti al calore. Purtroppo, proprio per queste caratteristiche, non possono essere facilmente riciclati.

I chimici del MIT, per ovviare a questo problema, stanno sviluppato delle tecniche per modificare i legami chimici delle plastiche termoindurenti per renderle riciclabili e riutilizzabili, senza perdere la preziosa resistenza meccanica.[3]

 

Questo per ricordarci che la collaborazione e lo sviluppo di modelli sinergici di economia circolare sono fondamentali per migliorare le condizioni, non solo europee, ma a livello mondiale.

[1] Winnie W. Y. Lau, Yonathan Shiran, Richard M. Bailey, Ed Cook, Martin R. Stuchtey, Julia Koskella, Costas A. Velis, Linda Godfrey, Julien Boucher, Margaret B. Murphy, Richard C. Thompson, Emilia Jankowska, Arturo Castillo Castillo, Toby D. Pilditch, Ben Dixon, Laura Koerselman, Edward Kosior, Enzo Favoino, Jutta Gutberlet, Sarah Baulch, Meera E. Atreya, David Fischer, Kevin K. He, Milan M. Petit, U. Rashid Sumaila, Emily Neil, Mark V. Bernhofen, Keith Lawrence, James E. Palardy. Evaluating scenarios toward zero plastic pollution. Science, 2020; eaba9475 DOI: 10.1126/science.aba9475

[2] George Bishop, David Styles, Piet N.L. Lens. Recycling of European plastic is a pathway for plastic debris in the ocean. Environment International, 2020; 142: 105893 DOI: 10.1016/j.envint.2020.105893

[3] Shieh, P., Zhang, W., Husted, K.E.L. et al. Cleavable comonomers enable degradable, recyclable thermoset plastics. Nature, 2020 DOI: 10.1038/s41586-020-2495-2

2 risposte

    1. Many thanks! It is important for us to provide the correct information about the plastic problem, supported by authoritative international research.

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