Plastica: il bisogno di fermare il percorso verso il mare

Implementare metodi che rilevano efficacemente i percorsi della plastica1dalla terraferma al mare e sviluppare sistemi di raccolta innovativi a monte e di trattenimento, senza produrre ulteriori rifiuti plastici, è di cruciale importanza dato che, una volta raggiunto il mare, la loro raccolta diventa un’impresa molto più difficile e soprattutto dispendiosa.

L’uso massivo di materie plastiche si è diffuso a livello globale2 durante la seconda metà del secolo scorso, con una produzione di plastica che ha raggiunto i 322 milioni di tonnellate nel 2015 nel mondo (58 milioni in Europa). La plastica è diventata una componente indispensabile della nostra vita grazie ai suoi numerosi vantaggi, tra cui la leggerezza, la robustezza e la relativa resistenza anche all’acqua. Tuttavia, questi vantaggi diventano un problema quando la plastica non viene correttamente smaltita (o riutilizzata) e rilasciata nell’ambiente, dove può essere trasportata per grandi distanze.

I rifiuti plastici sono riducibili sostanzialmente in due categorie: microplastiche (MicP) di dimensioni <5 mm e macroplastiche (MacP) di dimensioni ≥5 mm. Si può anche considerare una terza categoria di frammenti plastici forse ancora più insidiosi date le loro microscopiche dimensioni che le rendono difficili da campionare e monitorare: le nanoplastiche (1-100 nm). La plastica, non decomponendosi in tempi brevi e degradandosi lentamente in frammenti sempre più piccoli, rischia di persistere per centinaia (se non migliaia) di anni negli ecosistemi e di entrare nelle reti trofiche per finire poi anche sulle nostre tavole. Secondo uno studio del 20143, è stato stimato che negli oceani del mondo galleggiano almeno 5,25 trilioni di particelle di plastica per un peso prossimo alle 270 mila tonnellate. Le MicP inoltre possono diventare dei vettori per sostanze nocive, come i policlorodifenili (PCB) e il diclorodifeniltricloroetano (DDT), e disperdendosi nella colonna d’acqua, grazie alle loro piccole dimensioni, possono anche essere ingerite da una moltitudine di organismi. L’inquinamento da plastica nei corsi d’acqua e nei mari è quindi un problema ambientale che interessa tutti a livello globale. Inizialmente si pensava che i rifiuti marini derivassero soprattutto dalla pesca e dalle attività ricreative legate al turismo, tuttavia, con l’avanzare delle ricerche, è stato determinato che la maggior parte degli inquinanti presenti nel mare proviene da rifiuti terrestri che vengo principalmente trasportati attraverso i fiumi. Numerosi studi4 hanno inoltre mostrato come la plastica rappresenta la maggior parte dei rifiuti marini. Un recente progetto di ricerca ha rivelato i più alti livelli di microplastica mai registrati su di un fondale marino. Il mare in questione è il Mar Tirreno: in un solo metro quadrato sono stati rinvenuti fino a 1,9 milioni di frammenti depositati in un sottile strato. Lo studio ha inoltre evidenziato come questi frammenti siano stati trasportati in un mare chiuso, come il Mediterraneo, anche dalle correnti oceaniche.

Come abbiamo capito, le plastiche rilasciate nell’ambiente rappresentano un grave pericolo per gli ecosistemi acquatici (e non solo) di tutto il mondo, con inevitabili ripercussioni sulla nostra salute.

 

 

 


1Yasuo Nihei, Takushi Yoshida, Tomoya Kataoka, Riku Ogata. High-Resolution Mapping of
Japanese Microplastic and Macroplastic Emissions from the Land into the Sea. Water, 2020; 12

(4): 951 DOI: 10.3390/w12040951

3Eriksen, M.; Lebreton, L.C.M.; Carson, H.S.; Thiel, M.; Moore, C.J.; Borerro, J.C.; Galgani, F.;
Ryan, P.G.; Reisser, J. Plastic pollution in the world’s oceans: More than 5 trillion plastic pieces
weighing over 250,000 tons afloat at sea.
 
4Ian A. Kane, Michael A. Clare, Elda Miramontes, Roy Wogelius, James J. Rothwell, Pierre
Garreau, Florian Pohl. Seafloor Microplastic Hotspots Controlled by Deep-Sea Circulation.

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