Cos’è la plastica? Che ripercussioni ha negli ecosistemi la sua degradazione?

  • Plastikos
    • Materie plastiche: termoplastiche e termoindurenti
    • Il PET
    • PE, PP e PS
  • Microplastiche nel Mediterraneo
    • Zooplancton e microplastiche
  • UV e degradazione della plastica
  • River Cleaning

 

Plastikos

 

Il termine Plastica deriva dal greco “Plastikos” che significa “adatto a essere plasmato”. Le materie

plastiche hanno infatti avuto un grandissimo successo, e una larga diffusione, dal ‘900 a oggi proprio per le caratteristiche vantaggiose, rispetto a molti altri materiali meno performanti, che permettevano numerosi utilizzi nei più disparati settori.

Materie plastiche: termoplastiche e termoindurenti

Le materie plastiche possono essere suddivise in due macrocategorie: termoplastiche e termoindurenti. Le materie termoplastiche diventano malleabili con l’azione del calore e possono essere rifuse e quindi riciclate e riutilizzate. Le plastiche termoindurenti possono essere fuse e plasmate, ma una volta solidificate con la forma desiderata, al contrario delle prime, non possono essere rifuse e quindi riutilizzate.

Il PET

Il PET, ad esempio, è una plastica robusta e al contempo leggera, resistente all’acqua e infrangibile. Il PET è riciclabile, tuttavia buona parte dei 26 milioni di tonnellate prodotte ogni anno finisce in discariche o viene disperso nell’ambiente[1] e spesso prende la via dei fiumi per poi sfociare in mare (dove ci vogliono centinaia di anni per degradarsi).

PE, PP e PS

Altre materie plastiche molto utilizzate, e quindi le prime fonti di microplastiche marine, sono PE, PP e PS. In diverse aree marine studiate, i materiali plastici più abbondanti che galleggiano sono frammenti di polietilene (54,5%), polipropilene (16,5%) e poliestere (9,7%) e con alta probabilità molte di esse provengono dal continente per via fluviale[2].

Microplastiche nel Mediterraneo

Secondo un recente studio[3], è stato osservato che le microplastiche che si trovano lungo le coste del Mediterraneo sono generalmente di forma tondeggiante, piccole (~1mm) e leggere: tutte caratteristiche che suggeriscono uno stato di deterioramento avanzato e quindi una lunga permanenza nell’ambiente marino. Spesso accade che la plastica che galleggia sulla superficie marina viene mangiata dagli organismi marini.

Zooplancton e microplastiche

Anche lo zooplancton è in grado di mangiare le microplastiche e di espellerle attraverso i pellet fecali. Questo percorso genera così un aggregato di particelle di origine organica (feci) e di origine minerale (plastiche) che, oltre agli additivi che compongono le microplastiche, può portare composti tossici nella catena trofica (metalli, inquinanti organici e altri) o addirittura specie invasive e organismi patogeni nelle acque marine.

UV e degradazione della plastica

Il processo di combinazione delle plastiche con le feci dello zooplancton potrebbe facilitare anche il deposito e l’accumulo di microplastiche nei fondali marini, un ambiente lontano dalla radiazione ultravioletta solare. I raggi UV[4] sono un fattore che permette la degradazione di molti composti plastici di largo uso. I raggi UV sono quindi da un lato un beneficio nello smaltimento dei residui plastici, dall’altro un problema per gli oggetti che devono restare integri per il corretto funzionamento senza il rischio che si degradino rilasciando microplastiche pericolose.

River Cleaning

Per far fronte al problema, il brevetto River Cleaning è progettato per essere rivestito e composto da plastiche altamente resistenti all’usura e ai raggi UV. Evitare la degradazione dei materiali è importante per non creare ulteriore inquinamento e soprattutto per non compromettere la funzione dei moduli: la raccolta dei rifiuti plastici dai fiumi prevenendone l’arrivo in mare.

Proteggere i sistemi fluviali e marini è per River Cleaning una priorità e responsabilità per salvaguardare il futuro del Pianeta e del genere umano.

 

Se ti interessa approfondire il progetto o vuoi saperne di più scrivici pure qui, in un qualsiasi canale social, sul nostro sito o alla mail info@rivercleaning.com.

 

 


[1] Rorrer et al. Combining reclaimed PET with bio-based monomers enables plastics upcycling. Joule, 2019 DOI: 10.1016/j.joule.2019.01.018

[2] https://rivercleaning.com/it/2020/06/plastica-il-bisogno-di-fermare-il-percorso-verso-il-mare/

[3]William P. de Haan, Anna Sanchez-Vidal, Miquel Canals. Floating microplastics and aggregate formation in the Western Mediterranean Sea. Marine Pollution Bulletin, 2019; 140: 523 DOI: 10.1016/j.marpolbul.2019.01.053

[4] Zhu L., Zhao S., Bittar T.B., Stubbins A., Li D., 2020. Photochemical dissolution of buoyant microplastics to dissolved organic carbon: Rates and microbial impacts, Journal of Hazardous Materials 383, (2020), https://doi.org/10.1016/j.jhazmat.2019.121065

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